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Festa della Repubblica. Il popolo, l’élite, le Istituzioni della Nazione

01/06/2018

Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.
Indro Montanelli

 

In democrazia politicamente si definisce il popolo l’insieme dei cittadini di una nazione a qualsiasi ceto sociale appartengano, l’élite è invece la parte più autorevole del popolo per livello sociale e culturale e quindi sempre in democrazia è anche la classe dirigente di quella nazione, legittimata dal voto popolare a tutelare gli interessi dei cittadini e del Paese sia dentro che fuori i confini nazionali.

Le Istituzioni della Nazione sono gli organismi costituzionali dello stato, che nell’ordinamento della Repubblica italiana sono: Il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, la Magistratura, La Corte Costituzionale; Istituzioni che garantiscono l’esercizio della sovranità del popolo come recita l’art 1 della Costituzione.

Sono le conoscenze di base di un’Educazione Civica che tutti i cittadini italiani dovrebbero  possedere e che molti invece e soprattutto i giovani ignorano, sono i fondamenti dello stato di diritto che vige in Italia da quando fu istituita la Repubblica Italiana il 2 giugno 1946, al termine di un secolare processo storico che costò lacrime e sangue dalle battaglie del Risorgimento alla Resistenza.

Ma da tempo l’Educazione Civica non si impara più sui banchi di scuola, l’opinione pubblica su questioni così importanti per la vita politica del Paese si forma sulle bufale, le mezze verità, le reazioni emotive e mai ponderate, le interpretazioni anacronistiche ed ideologiche della realtà nel flusso costante delle comunicazioni dei socialnetwork.

La legittimità di un agire politico in  una democrazia, fondata sullo stato di diritto, sulla distinzione tra il popolo, i suoi rappresentanti e le Istituzioni dovrebbe quindi nascere dal detto di Einaudi conoscere per deliberare senza di che non resta che la degenerazione del dibattito pubblico in una simulazione incruenta di guerra civile.

E quando i capipopolo fanno la guerra alle élites, di cui tra l’altro spesso fanno parte, in difesa di diritti e di istanze legittime dei cittadini- ma mai invece dei doveri- e propongono forme di democrazia diretta, tendono quindi ad occupare gli spazi istituzionali a cui la Costituzione attribuisce le funzioni e i compiti necessari per il funzionamento dello Stato e la salvaguardia dell’ordinamento democratico, con il rischio pertanto di una deriva illiberale e totalitaria delle loro iniziative politiche.

Vien meno da parte loro anche il galateo istituzionale di rispetto delle figure di rappresentanza della Nazione ed anche dei suoi simboli come il tricolore o l’inno di Mameli.

Dovrebbero prendere ad esempio, se conoscessero la storia del nostro Paese, il generale Garibaldi, amatissimo non solo dai suoi garibaldini ma anche dal popolo italiano, che pur essendo di animo repubblicano, riconobbe nel famoso incontro di Teano con il re Vittorio Emanuele II il suo ruolo di rappresentante dello Stato italiano e di garante della Unità ed Indipendenza della Nazione !

Sergio Casprini

Pubblicato in: Editoriale
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