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1° MAGGIO. La Festa del Lavoro

01/05/2022

Il Quarto Stato Giuseppe Pellizza da Volpedo 1898/1901 ( dettaglio)

Il 1° maggio del 1886 una grande manifestazione operaia si svolse a Chicago all’inizio di uno sciopero generale per portare l’orario di lavoro a otto ore.

Nei giorni seguenti si ebbero altre manifestazioni, in alcune delle quali la polizia sparò facendo numerose vittime. Ci furono arresti e condanne a morte. Il 20 luglio 1889, a Parigi, il Congresso della Seconda Internazionale decise che per ricordare quei fatti ogni Primo Maggio in tutto il mondo i lavoratori avrebbero manifestato chiedendo di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare a effetto altre risoluzioni approvate dal Congresso di Parigi. Nasce così la Festa del Lavoro, come festa internazionale, con manifestazioni e spettacoli in tutte le città e paesi del mondo. Dopo due anni anche in Italia fu celebrato il Primo Maggio, come riconoscimento delle battaglie dei lavoratori italiani nei primi decenni dell’Unità nazionale.
Dalla fine dell’Ottocento fino all’avvento della globalizzazione economica, con la conseguente trasformazione del mondo dell’impresa e dei servizi, c’è stata una progressiva affermazione dei diritti dei lavoratori, nonostante le battute d’arresto con il Fascismo e le vicende drammatiche delle guerre mondiali.
La conquista più significativa delle rivendicazioni sindacali è stata l’approvazione della legge del 20 maggio del 1970, lo Statuto dei Lavoratori, che reca appunto “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Si tratta di un corpo normativo fondamentale del diritto del lavoro che, parzialmente modificato e integrato nel corso di questi decenni, ancora oggi costituisce la disciplina di riferimento per i rapporti tra lavoratore e impresa.

Oggi però questi rapporti, in una società postindustriale, sono resi più complessi per la diffusione delle tecnologie digitali, per le nuove caratteristiche del mercato del lavoro e per la delocalizzazione delle imprese. Inoltre, nonostante l’innegabile progresso delle condizioni di vita degli italiani rispetto all’Ottocento, è oggi alta la disoccupazione giovanile e non vige ancora pienamente la parità tra uomo e donna nei luoghi di lavoro.
Ciò non significa comunque riproporre oggi una visione egualitaria di tipo ideologico come nelle rivendicazioni sindacali degli anni ’70, centrata esclusivamente sui diritti dei dipendenti pubblici e privati. Anzi, una battaglia sulla dignità e la qualità del lavoro deve essere centrata anche sul merito e sulla responsabilità, sui doveri oltre che sui diritti. Giuseppe Mazzini, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte e al quale la nostra nazione riconosce d’esser stato uno degli artefici della nostra Unità, metteva addirittura i doveri prima dei diritti; e infatti tra il 1840 e il 1860 scrisse I Doveri dell’Uomo, dedicato agli operai italiani, che può essere considerato il suo testamento spirituale.
Vi si legge: “La libertà non esiste senza uguaglianza, ma non esistono né uguaglianza né libertà senza una profonda coscienza dei doveri a cui tutti siamo chiamati.”

Con queste finalità, il 24 febbraio del 1861 promosse la fondazione della Fratellanza Artigiana d’Italia, con sede nazionale a Firenze. La Fratellanza si affermò immediatamente come la più importante associazione operaia nel panorama nazionale, sia per numero di iscritti, sia per ambizioni politiche. Le finalità statutarie riflettevano gli intenti politici di formare una grande associazione nazionale, la prima che desse visibilità al mondo del lavoro, superando il localismo e la frammentazione delle associazioni fiorentine e italiane costituite negli stessi anni.
Sono gli stessi anni in cui si realizza il processo di unificazione del nostro Paese, in cui i valori di Libertà e Indipendenza si sostanziano solo in un contesto di democrazia politica, economica e sociale. E infatti oggi solo nelle nazioni democratiche, dove vigono la libertà di parola e il pluralismo delle idee, ha ancora un forte significato simbolico celebrare il 1° MAGGIO. La Festa del Lavoro.

Sergio Casprini
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Pubblicato in: Editoriale
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