
Giovanni Fattori Silvestro Lega che dipinge sugli scogli 1866
Pittura e storia. La mostra a Palazzo Reale analizza il rinnovamento portato dai Macchiaioli nei generi, dal paesaggio al ritratto, alle scene di vita che riflettono le difficoltà del popolo che vollero rappresentare
Può apparire singolare che a Milano, dove è avvenuta tra le due guerre la loro riscoperta critica e collezionistica ma anche la loro rinnovata fortuna visiva grazie a Senso di Lucino Visconti, non sia mai stata realizzata una grande esposizione sui Macchiaioli. Questa mostra offre l’occasione per proporre una nuova e più approfondita lettura della loro esaltante esperienza proiettandola sullo sfondo storico degli anni contraddittori che hanno visto la nascita della nostra nazione. Anni in cui la cosiddetta rivoluzione della “macchia”, iniziata nelle sale chiassose del Caffè Michelangiolo a Firenze, è stata il punto di riferimento anche per altri pittori italiani che condivisero con i Macchiaioli la volontà di realizzare un’arte che interpretasse gli ideali di una società nuova e contribuisse a realizzarla.
La novità è quella di una mostra corale dove i loro dipinti sono accostati a quelli di altri pittori contemporanei che a Milano o a Napoli, come i fratelli Domenico e Gerolamo Induno, Federico Faruffini, Domenico Morelli, Francesco Saverio Altamura si sono confrontati sugli stessi temi e sperimentazioni formali. Questi giovani pieni di speranze li ritroviamo tutti uniti nella comune rivolta, significativamente iniziata a ridosso delle vicende del 1848, contro le regole della vecchia Accademia, anche se poi il loro modo di dipingere ha saputo dialogare, ma al di fuori di ogni convenzione, con il passato in particolare con gli antichi maestri del Tre e Quattrocento toscano di cui la pittura purista, come quella del grande Luigi Mussini, collocato come un loro maestro ideale all’ inizio del percorso espositivo, aveva riscoperto l’ingenua bellezza.
Le loro vicende biografiche, di cui ritroviamo il riflesso nelle opere, testimoniano la battaglia combattuta con il presente, nella grande speranza di poter cambiare, con le scelte di vita e il modo tutto personale di vedere e rappresentare la realtà, il mondo, o almeno la società in un momento storico favorevole, che coincideva con la creazione dell’Italia unita. Ma gli ideali risorgimentali in cui credevano e per cui hanno combattuto, in nome di Giuseppe Mazzini che fu il loro costante ispiratore, non si sono realizzati come avrebbero voluto. La società nuova in cui speravano, e che la loro pittura doveva riflettere, non si realizzò nella controversa nazione postunitaria. Anche se sono stati sconfitti, è rimasta la loro arte, pure se ha avuto un riconoscimento postumo, a testimoniarne gli ideali e la grandezza.
La mostra ci restituisce questa esperienza eroica in un arco cronologico significativo: dal 1848, l’anno d’inizio delle grandi speranze, al 1872, segnato dalla morte, esule e clandestino in patria, del loro ispiratore Mazzini. Emergono, attraverso le loro opere più significative tra cui diversi capolavori mai visti, le singole personalità di questi giovani pittori che, se guardiamo alla loro biografia, sono appartenuti a una generazione che proprio nel 1848 aveva cominciato a intravvedere un cambiamento che poi pensarono di poter realizzare tra la seconda metà degli anni 50 e il decennio successivo. Uniti e solidali, conservarono però la propria individualità, non riconoscendosi mai in un manifesto comune né organizzandosi in una struttura, come avverrà dopo di loro agli Impressionisti francesi che si fecero conoscere in mostre alternative ai Salon ufficiali. I Macchiaioli, confrontandosi in un ambiente informale ma stimolante come il leggendario Caffè Michelangiolo, frequentarono gli stessi luoghi, dipingendo all’aria aperta, affrontarono gli stessi temi e combatterono le stesse lotte contro un pubblico e una critica perlopiù ostili.
Firenze, destinata a diventare dal 1865 al 1871 capitale provvisoria del nuovo Regno d’Italia, è stata negli anni 60 la esaltante officina di un’esperienza unica che ha visto coinvolti, oltre a loro toscani di origine, anche altri giovani pittori ribelli provenienti da altre città della penisola. Avevano tutti in comune, ma i Macchiaioli seppero esprimerlo con maggior consapevolezza, il progetto di creare un linguaggio pittorico condiviso in cui si potesse riconoscere un Paese che aspirava a realizzare, insieme a quella politica, un’unità culturale. Sembrava che questo potesse accadere a Firenze, la città di Dante e di Giotto, la culla del Rinascimento diffusosi in tutta Europa.
In un avvincente percorso espositivo scandito in nove sezioni, l’esperimento “nazionale”, o il progetto risorgimentale, dei Macchiaioli, troppo spesso indebitamente circoscritto in un ambito regionale, risalta anche grazie alla qualità selezionatissima dei dipinti in tutta la sua forza innovativa. Risaltano come pittori colti, consapevoli che affondarono le proprie radici negli ideali razionali e illuministi della maggiore rivista del nostro Ottocento, la celebre Antologia pubblicata a Firenze tra il 1821 e il 1832 dal ginevrino Giovan Pietro Vieusseux, per poi riconoscersi nelle istanze sociali del Positivismo venute dalla Francia. In loro il culto della verità e della ragione si tradusse in quello del vero, sotto la cui insegna hanno combattuto con coraggio e determinazione per ricollegare l’arte alla realtà, alla vita. Fu molto forte il loro legame con Firenze dove si trovano a condividere, con il culto di Dante e di Lorenzo il Magnifico, la passione per il Medioevo e il Rinascimento visti come un passato esemplare in cui riconoscere le proprie radici. Ma furono soprattutto testimoni del presente, partecipando con la loro vita e con le opere, a quella esaltante epopea contemporanea che è stata la Seconda guerra d’Indipendenza. In mostra ritroviamo i quadri da loro presentati alla prima Esposizione Nazionale allestita a Firenze nel 1861, che fu la grande occasione per proporre, suscitando anche scandalo, le loro novità.
Ripercorrendo, attraverso una serie di opere esemplari, la loro esperienza creativa risalta la varietà di un repertorio che li ha visti coinvolti in un radicale rinnovamento dei generi, dal paesaggio, indagato in luoghi prediletti, al ritratto dove restituiscono un nuovo mondo di affetti legati alla famiglia, alle scene di vita quotidiana che riflettono la vita difficile e la dignità del popolo cui sentirono di appartenere e di rappresentare.
“I Macchiaioli” Palazzo Reale Milano 3 febbraio /14 giugno 2026
Fernando Mazzocca Il sole 24 Ore 2026

Silvestro Lega Due bambine che giocano a fare le signore 1872


SORVEGLIARE E PUNIRE. La cruenta repressione del dissenso in Iran