Home » Risorgimento Firenze » Lettere al Direttore » L’editoria italiana fa operazioni culturali o cerca solo un facile successo commerciale ?

L’editoria italiana fa operazioni culturali o cerca solo un facile successo commerciale ?

Caro Direttore,

in merito alla recensione di Ernesto Galli Della Loggia, pubblicata sul sito, della biografia di Mussolini ( M. Il figlio del secolo ) di Antonio Scurati non conosco il libro in oggetto, ma conosco il recensore. Non sono un suo “seguace” e anzi sono spesso in disaccordo con lui, ma lo ritengo persona seria e perciò, per così dire, mi fido. Due cose vorrei cogliere del suo intervento e neppure la cosa più eclatante, gli errori che, se davvero sono tali, sono culturalmente animaleschi. Se c’è una cosa che mi allontana dalla voglia di leggere quel libro è, prima di tutto, l’idea che occorra rifondare l’antifascismo che ha una sua solidità storica e che non ha cambiato motivo di esistere perché non sono mutate le ragioni profondamente anti-democratiche del fascismo, il quale non si identifica nei soli lugubri simboli neri, ma soprattutto nelle modalità e nelle alleanze. L’altra cosa è l’accenno all’editoria. Questo è un nodo davvero dolente perché, che io sappia, non esiste davvero l’immagine che si ha dell’editoria. L’editore pubblica nel modo indicato da Galli della Loggia, cioè prestando  i torchi a chiunque possa garantire il massimo di ritorno pubblicitario, per cui va benissimo anche il mezzo busto televisivo che, per spirito corporativo e logica di scambio, farà il giro di tutti i canali, oppure pubblica tutto ciò che è accompagnato da un contributo, che sia la spesa personale dell’autore o un “capitale” universitario. La cosa buffa è poi che (posso dirlo tranquillamente da docente in pensione) nei concorsi il nome della grande casa editrice fa punteggio. Per così dire è un cane che si morde la coda e ingrassa. Qualche autore viene scoperto e lanciato ed è caso abbastanza raro, e si tratta di nuovi di grande qualità in sintonia con le prospettive del mercato, ma manca completamente l’idea imprenditoriale del coraggio, che si pubblichi cioè un buon saggio investendo sul recupero delle spese. Ciò spiega come possa capitare di vedere in libreria un saggio infarcito di errori e dunque diseducativo, mentre altri educativi e utili alla messa in luce dei fenomeni storici rimangano inediti o, quando riescono ad uscire da qualche parte, passino inosservati.

Cari saluti, Fabio Bertini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ rappresentante legale del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.