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Da Alfieri a De Amicis fieri del Risorgimento

Lettere al Corriere della Sera, 1 maggio2018

Caro Aldo, sto leggendo due autori molto differenti tra loro, non solo per epoche e stile, però accomunati da un provato patriottismo. In Edmondo De Amicis un amore per la Patria tenero e sentimentale; in Vittorio Alfieri, più forte. Si pensi, oltre alle Tragedie e alle Odi, all’opera Il Misogallo, molto critica verso il popolo francese, che ha rinnegato, secondo Alfieri, i valori della Rivoluzione. In che modo valori giusti e buoni come quelli che animarono il Risorgimento italiano si tramutarono, non certo per colpa di Alfieri, sepolto in Santa Croce a Firenze, in valori di altro tipo, esasperati, autoritari e forieri di azioni sbagliate?  Stefano Masino

Caro Stefano, È raro e quindi prezioso che qualcuno legga ancora Alfieri e De Amicis. Le farà piacere sapere che Gabriele Vacis porterà al Carignano di Torino un’opera che prende spunto proprio da Cuore, immaginando che vent’anni dopo i ragazzi di De Amicis vadano a combattere ad Adua. Mentre sulla sepoltura di Alfieri in Santa Croce non si possono non ricordare i versi di Foscolo: «E l’ossa fremono amor di patria».  Il Risorgimento, caro Stefano, non è di moda; né potrebbe essere altrimenti, in un Paese che disprezza se stesso come l’Italia di oggi, che semmai rivaluta i Borbone e i briganti. Per aver ricordato i martiri del Risorgimento del Sud ho ricevuto i soliti insulti dai moderni sanfedisti. Ma non è di loro che mi voglio occupare; del Risorgimento non sanno nulla e nulla gliene importa; cavalcano e rinfocolano il risentimento del Sud verso il Nord; proprio come i nordisti, secondo cui il Veneto sarebbe la Baviera se non fosse zavorrato dal Mezzogiorno: la colpa è sempre di altri italiani.

La realtà è che il Risorgimento fu un periodo straordinario, aperto dai versi di Foscolo e Leopardi e segnato dal grande romanzo di Manzoni e dalla musica di Verdi. Fece discutere intelligenze della statura di Cavour, Cattaneo, Mazzini, Gioberti, Balbo, D’Azeglio, Settembrini, Nievo. Dimostrò al mondo, con Garibaldi, che gli italiani sapevano battersi e morire per riconquistare una patria.  Ci furono pagine nere, come la guerra civile al Sud. E il clima autoritario di fine ’800, con la repressione dei moti popolari, non era certo quello sognato dai padri. Ma il Risorgimento segna anche l’inizio delle libertà civili, la fine dei ghetti e delle forche, della monarchia assoluta e della tortura di Stato, del potere temporale del clero e del monopolio religioso dell’insegnamento, con la nascita della scuola pubblica, gratuita e obbligatoria.  Aldo Cazzullo

Comitato Fiorentino per il Risorgimento - redazione web