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Sovranismo, nazionalismo d’antan, fascismo sono fenomeni che solo la cultura della nazione democratica (cioè non leaderistica ma rappresentativa) può contrastare

Caro Direttore,

è davvero singolare che il nuovo nazionalismo di cui parli sia l’esito di una esperienza politica che è nata dalla negazione della Nazione. Travolta dagli scandali interni e dalla irrealtà storica del suo assunto, l’idea che aveva trovato nella Padania una bandiera, costruita con gli epiteti più verminosi contro i meridionali è riuscita a sdoganarsi in forma di un atteggiamento “peninsulare” che si sostanzia di razzismo, paure e livori immotivati e soprattutto contrastanti con cultura e coscienza. Ad aiutare il processo due fenomeni, il leaderismo che dagli anni ottanta in poi ha agito da cancro della democrazia rappresentativa (chi è senza peccato scagli la prima pietra a destra e a sinistra) e un confuso concetto di democrazia assembleare dipendente in realtà da una sorta di proprietà privata aziendale. Rousseau, cui parrebbe richiamarsi il fenomeno, si rivolterà nella tomba. Tu delinei in modo colto e interessante un percorso storico su cui farei qualche osservazione. Io distinguerei tra il Risorgimento come approdo di un popolo all’unità nazionale e all’idea di nazione liberale, con non insignificanti aspirazioni repubblicane, e l’Italia sabauda seguita dal 1861, non più Risorgimento ma stato in larga parte elitario con limitatissima rappresentanza. Io credo che Gramsci e Gobetti in questo senso denunciassero la “rivoluzione mancata” o la tradita “rivoluzione liberale”. Oriani è stato un punto di partenza per molti e soprattutto per chi ne ha tratto elementi di critica alla rappresentanza. Questo stato di cose ha covato i fenomeni che tu indichi, il militarismo, il colonialismo aggressivo, il nazionalismo conquistatore e le organizzazioni garibaldine e mazziniane hanno contribuito non poco a una deriva che portava lontano dai concetti universali ed europei di Garibaldi e Mazzini. I vociani hanno partecipato alla costruzione di quel nazionalismo conservatore, antidemocratico e antisocialista che ha trovato in Corradini, Rocco e Federzoni i suoi “capitani” e che è stato il vero vincitore della fase storica che ha condotto alla guerra. Tutti gli interventismi, democratici o meno, hanno finito per trovare la loro ideologia nella disciplina della nazione che ha travolto la libertà individuale e il virtuoso crescere dei principi democratici. In questo senso vi è continuità tra il nazionalismo, l’interventismo e, tramite il combattentismo, con il fascismo. E qui sta un punto fondamentale. Il fascismo riuscì a costruire un consenso fino dal 1919, cavalcando ciò che oggi chiamiamo spesso la pancia o, se vuoi, il populismo. In questo senso, dovremmo cercare una spiegazione del vergognoso stato odierno delle cose (dall’estero dove sono in questo momento non so come altro definire ciò che provo davanti a osservazioni di cittadini con cui parlo) più nella continuità che nella rottura. Abbiamo davvero capito quali e quanti fossero gli atteggiamenti popolari davanti alle leggi razziali del 1938? Sovranismo, nazionalismo d’antan, fascismo, sono fenomeni da leggere sullo sfondo di una tendenza agli istinti peggiori che tanto facilmente riemergono e che solo la cultura della nazione democratica (cioè non leaderistica ma rappresentativa) può contrastare.

Grazie. Cari saluti,

Fabio Bertini

 

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ rappresentante legale del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.