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Gli italiani sono diventati conservatori?

Copertina(1)In uno editoriale recente sul Corriere della Sera Nostalgia di un’Italia diversa Ernesto Galli della Loggia scrive della nascita in questi ultimi tempi di uno atteggiamento conservatore tra gli italiani al di là delle loro collocazioni politico-culturali ed a conferma di questo assunto scrive tra l’altro che la nuova Italia conservatrice sente il bisogno di:….conservare una scuola capace di tenere a bada le famiglie e di mantenere la disciplina; con insegnanti bravi, consci del proprio ruolo e capaci di farsi ubbidire; con regole non destinate a mutare ogni tre anni; con programmi non pronubi alle novità quali che siano, alla «sperimentazione», all’«inglese», alle «lavagne elettroniche», al «mondo del lavoro», additati come altrettanti orizzonti supremi di ogni programma educativo… O ancora, conservare le nostre città: libere dalle movide, dai pub, dalle troppe pizzerie al taglio e dai troppi negozi alla moda che chiudono dopo appena un paio d’anni ma non senza aver decretato nel frattempo la scomparsa dalle vie di barbieri e di fiorai, di ciabattini e librerie. Conservare i paesi, i borghi grandi e piccoli dell’Italia antica, con gli uffici postali, le stazioni ferroviarie, i palazzi e le opere d’arte: quel paesaggio, quelle forme di vita che legano tanti di noi al passato….C’è la convinzione ad esempio che si debba ritornare ad onorare dimensioni antiche come le buone maniere o il senso comune, un minimo rispetto per i ruoli e le gerarchie; per il merito. S’intravede una considerazione nuova per i valori della coesione collettiva (per esempio lo spirito nazionale), accompagnata da un’insofferenza crescente verso gli atteggiamenti più conclamati di autoreferenzialità, di ribellismo, di edonismo vacuo. ..

Gli italiani sono quindi diventati conservatori oppure in tempi di crisi o di momenti storici significativi, quali per esempio gli anni del Risorgimento, dopo la disfatta di Caporetto, la Resistenza e gli anni della ricostruzione post-bellica, una comunità nazionale ritrova quei valori che sono alla base di ogni convivenza civile e di una vera democrazia estranea a logiche di fazione e a pregiudizi ideologici ?

La fiducia nelle istituzioni, il rispetto dei ruoli e delle gerarchie nella scuola come in tutti i settori della società civile, il culto della tradizione e della memoria dei luoghi e della storia per molti italiani non sono la nostalgia per un passato più o meno idealizzato ma sono appunto i valori da condividere per poter costruire un futuro migliore per se ed i loro figli

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ Presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.