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Per un futuro migliore tenere sempre viva la fiammella dei principi

Caro Direttore,

trovo molto opportuno l’argomento dell’editoriale che, questa volta, ha valore doppio perché mensile e, insieme, annuale. Come tu dimostri, la storia ha un ruolo fondamentale nella consapevolezza della cittadinanza che non è un dono scontato, ma una conquista cui il Risorgimento ha contribuito in maniera determinante. E altrettanto valore ha il richiamo dell’attenzione di tutti sulla memoria della Repubblica romana, grande esperimento di governo effettivo e di legislazione costituzionale stroncato, per paradosso, da quella che doveva essere repubblica consorella. La Repubblica romana fu sconfitta mostrando di saper combattere con un esercito di popolo che fu la base del grande sviluppo garibaldino, ma non fu sconfitta davanti alla storia. Se la saggezza di Vittorio Emanuele conservò al Regno di Sardegna lo Statuto,  facendo sì che uno solo tra gli stati italiani conservasse l’identità costituzionale, quella carta, tanto importante allora, rivelò poi la sua fragilità a fronte della modernizzazione del Paese.  Diverso fu il destino della Costituzione romana che fu tra i fondamenti riconosciuti della nostra attuale Costituzione, mostrando così che il suo impianto guardava non all’utopia ma al futuro.  Né si persero la grande lezione dei democratici e quella del pensiero mazziniano che, anche nell’esilio, cercò sempre di intessere il rapporto tra la questione nazionale (non certo nazionalista o sovranista) con la dimensione di una possibile Europa dei popoli anch’essa ricca di prospettiva futura. Anche per questo non cessò il contributo autonomo di quei soggetti alla causa nazionale  anche quando l’iniziativa fu assunta dalla Società Nazionale. Molti democratici avvertirono il senso di responsabilità che induceva ad accogliere l’impegno del Piemonte, per cui, se il volontariato del 1859 e 1860  fu tanto importante lo si dovette anche alla consistenza delle loro organizzazioni che, sotto il dominio austriaco o sotto l’occhio delle polizie reazionarie, non avevano mai  abbandonato la causa, nel decennio seguito al 1849, sfidando il carcere e perfino la morte, garantendo così un tessuto popolare alla rivoluzione italiana. Grande lezione di impegno su cui crebbe, nello Stato unitario, tanta parte del tessuto associativo popolare che il vecchio Statuto teneva lontano dalla partecipazione politica e che costituì un importante filo rosso della vicenda italiana mai cessato, come dimostra l’antifascismo vivo nel nero ventennio. Lezione attuale sempre, anche oggi, nella chiave dei concetti che tu richiami.

Qualsiasi sia il contesto, tenere viva la fiammella dei principi anche nelle condizioni più difficili crea le forze che guardano a un futuro migliore e sono disposte a impegnarsi per favorirlo.

Fabio Bertini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ Presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.